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| Opere in mostra | |
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| Critica | |
| Piccoli uomini che affollano
la tela e formano una specie di scrittura, di calligrafia; altri uomini,
lunghi, sottili, magrissimi, come sculture di Giacometti che si
ripetono, danno un senso di drammaticità - si pensa alle immagini dei
campi di sterminio - altre volte l'uomo è sintetizzato con un segno
solo, come la lettera "i" dell'alfabeto. Quando si parla dell'uomo, è la linea verticale che prevale; quando l'artista si rivolge al paesaggio, è la linea orizzontale, ma sempre in una ricerca di sintesi e pochi segni, pochi tocchi di colore danno il significato all'opera. A. M. Terracini coltiva, al di fuori delle mode, un suo intenso mondo poetico, una sua concezione della vita, ma non in forma contemplativa e semplicistica; è ricercata invece la complessità, l'approfondimento, la concretezza dei materiali, il colloquio con la gente. Passa dall'astratto al figurativo in modo dolce e viceversa: un volto, un paesaggio, prima disegnato in modo accurato, diventano in un altro quadro, un insieme di linee e macchie di colore in cui la pennellata, il gesto, il senso di una composizione equilibrata, ma mai banalmente simmetrica, sono gli elementi principali. L'uso della china, dello sfumato, l'amore per un'impaginazione raffinata avvicinano l'opera di A.M. Terracini, in alcuni tratti, alla pittura cinese, ma la varietà, la drammaticità di alcuni suoi quadri, i paesaggi appena accennati, interpretati e tormentati, situano la sua pittura in un ambito espressionista. |
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